lunedì 19 settembre 2016

Alcara Li Fusi: I Grifoni del Parco dei Nebrodi .

Visitiamo Alcara Li Fusi  e il Parco dei Nebrodi  per ammirare i grifoni e la natura che li ha accolti a distanza di trent'anni dal loro sterminio ad opera dell'uomo, che con l'intento di eradicare la rabbia uccidendo le volpi, seminò queste montagne di polpette avvelenate di cui si nutrirono anche questi grandi rapaci carnivori necrofagi.



Partiamo da Palermo per percorrere l’autostrada fino a Sant’Agata di Militello, uscire allo svincolo e percorrere la SP 161 in direzione di Alcara per circa 17 Km per sostare, dopo 140 Km, nel piazzale del campo sportivo di Alcara Li Fusi.
Visitiamo il caratteristico centro storico del paese con la guida dell’Associazione Ambientesicilia: fontane con decine di cannelle, il torrente che attraversa il paese, mulini, testimoniano la ricchezza di acque che il carsismo conferisce a questo territorio e che lo ha reso accogliente per l'uomo da tempi immemorabili.

Il paese si trova a 398 m s.l.m. sulle pendici dei Nebrodi, che si estendono dalle cime del monte Crasto (circa 1.300 m s.l.m.) a nord est, all'altopiano di Miraglia, con il monte Soro (1.847 m s.l.m.).

Il territorio è ricco di corsi d'acqua; in particolare è percorso dal fiume Rosmarino, una fiumara che ha inciso una profonda valle che divide in due parti distinte e ben diverse il territorio comunale e dai suoi affluenti di destra e di sinistra. Il centro abitato si trova sulla riva destra sottostante a grandiosi rilievi rocciosi di origine calcarea. Il versante sinistro del Rosmarino è invece costituito da rilievi ricchi di vegetazione che arrivano al crinale dei monti Nebrodi ed alla vetta del monte Soro (1847 m s.l.m.). L'insediamento prese probabilmente, dai Saraceni, il nome arabo di Akaret (con il significato di "fortezza"). Non sembra improbabile che gli arabi dopo la difficile conquista di questa zona dei Nebrodi, (una delle ultime conquistate, dopo quasi un secolo dallo sbarco nell'isola) abbiano previsto una rete di fortificazioni di controllo del territorio.

Comunque il primo vero riferimento storico dell'esistenza di Alcara è dato da un documento del 1096, un diploma del Conte Ruggero, redatto in lingua greca che indica Alcara, come possesso del vescovo di Messina e che così recita: "....diedi anche il castello di Alcara, presso Demenna, con i suoi possedimenti...
Visitiamo anche la sede dell'Ente Parco dei Nebrodi all'interno della quale vi è un museo naturalistico dove sono riprodotti con diorami a grandezza naturale, gli ambienti del marco e gli animali che li popolavano un tempo, e dove si può osservare da un monitor, tramite la telecamera puntata sul nido di un grifone sulla Rocca del Crasto, quel che succede al suo interno.
Al termine della lunga passeggiata ceniamo presso la pizzeria “U Muzzuni” l'unica del paese.

Il giorno successivo, di buon mattino, partiamo per l’osservazione naturalistica e il birdwatching nell’Area dei Grifoni dove gli Avvoltoi nidificano e vengono alimentati, a poche centinaia di metri dal campo sportivo, sotto l'imponente Rocca del Crasto, una parete a strapiombo  punteggiata di grotte ed anfratti che offrono l'ideale rifugio a questi maestosi volatili.
 L’Area è un punto di osservazione dal quale è possibile ammirare il maestoso volo dei Grifoni, splendidi uccelli dall’apertura alare di quasi 3 metri , reintrodotti e ormai facenti parte dell’avifauna dei Nebrodi.

Seguirà la camminata lungo un sentiero naturalistico che durerà fino al pomeriggio. Pertanto siamo attrezzati per il trekking con scarponcini adatti e per una colazione a sacco.
Il percorso denominato “Agreste” si snoda sul tracciato di una vecchia mulattiera che da Alcara saliva verso le Rocche del Castro, costeggiato per buona parte da muretti a secco e caratterizzato dalla presenza di antichi casotti in pietra e ricoveri per le greggi, segni tangibili dell’attività agreste di un tempo.
 L’insieme di questi spazi ed edificazioni rurali costituiscono quello che localmente è definito. Lungo il tragitto si può godere della vista panoramica sulla cittadina e sulla valle Rosmarino nonché sul massiccio calcareo delle Rocche del Castro dal tipico aspetto dolomitico.
Il visitatore è immerso in un contesto rupestre con la possibilità di incontrare specie animali e vegetali tipici di questo ambiente.
A monte il sentiero attraversa il suggestivo torrente Stella il cui percorso si sviluppa attraverso gole e strapiombi.
La passeggiata continua fino all’omonimo borgo con i sui caratteristici pagghiari, antichi ricoveri dei pastori. La seconda parte del percorso (detto di Bacco) si snoda tra prati aridi e calcari che in primavera sono un tripudio di colori e profumi per il fiorire di una gran varietà di piante che colonizzano questi luoghi.
Lungo il percorso si costeggiano terreni un tempo coltivati a vigneti e dove sorgevano diversi palmenti per la produzione del vino, da qui la figura di Bacco che dà il nome ai luoghi ove attraversati dal percorso. Lungo il cammino si incontra un casolare (la casa del verme), ormai ridotto a un rudere, dove un tempo si praticava la coltura del baco da seta, attività portata avanti dalle famiglie contadine che svanì al subentrare di nuove fibre tessili.
L’ambiente roccioso che si attraversa, si caratterizza per la presenza di una microforma di carsismo superficiale (karren): si tratta di solcature sulle rocce larghe e profonde anche diversi centimetri e di lunghezza variabile. Una di queste rocce solcate, detta "a lisciatina du diavulu", ha dato origine a una leggenda tra gli abitanti del luogo per i quali rappresenta un segno tangibile del passaggio del demonio. Leggenda che nasce dalla mescolanza tra superstizioni, esorcismi e credenze popolari. La passeggiata si conclude rientrando nell’area dei grifoni. L’itinerario è di lunghezza contenuta, non presenta grande difficoltà in quanto è interamente segnato per una più facile fruizione.

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